Riforma dei campionati: Tempi maturi per tagliare il professionismo e salvare le categorie minori

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La riforma dei campionati, potrebbe essere l’unica soluzione per salvare le categorie minori.

(Nella foto, una formazione del Savoia che nella stagione 1946-47, stupì in serie B,conquistando il sesto posto. Nella stagione successiva, invece, nonostante un buon undicesimo posto, retrocesse in serie C a causa della riforma dei campionati).

Il momento difficile che sta vivendo il nostro Paese, ha prodotto e sta producendo inevitabilmente i suoi effetti, su tutti i settori della economia, calcio compreso. Da qui, l’esigenza ancor più pressante, di pensare a delle riforme per evitare che, soprattutto, le categorie minori come la C e la D, non subiscano Il colpo letale. Nella stanza dei bottoni, si sta dunque pensando seriamente di fare ciò che si sarebbe dovuto in realtà fare prima e che è stato per lungo tempo rinviato, ovvero quello di tagliare il professionismo. In Italia, ci sono, al momento, ben 100 squadre professionistiche. Troppe rispetto agli altri Paesi europei; basti pensare che, una normale società di serie C, ha in proporzione, le stesse competenze fiscali-previdenziali di un club di spessore di serie A, come ad esempio, la Juventus. Un sistema del genere, alla lunga non potrà reggere perché i tanti imprenditori che devono pensare alle proprie aziende, si allontaneranno sempre di più dal mondo del calcio. Dunque, il semi -professionismo, come cuscinetto tra la serie B e la D, rappresenterebbe la ricetta migliore per uscire fuori dal tunnel. E proprio quella riforma dei campionati che nella stagione 1947/48, aveva penalizzato il Savoia, facendolo retrocedere in C, nonostante l’ottimo undicesimo posto in serie B (conservarono la serie cadetta, solo le prime 7, ovvero Pisa, Lecce, Arsenale Taranto, Empoli, Siracusa e Pescara), potrebbe questa volta, premiare i bianchi, riportandoli in quella categoria, riconquistata e subito persa, circa sei anni fa.

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