Savoia-Marsala: l’analisi tattica

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Vittoria fondamentale e meritata ma non è tutto oro ciò che luccica.

Vittoria importantissima per i bianchi che, grazie ancora alla classe cristallina di Cerone, riescono a sciogliere una matassa che di minuto in minuto, stava diventando sempre più difficile da sbrogliare. Sia ben chiaro, il Savoia ha meritato ampiamente di vincere, costruendo tre-quattro palle goal nitide, sventate dalla bravura dell’ottimo portiere dei lillibetani, il classe 2000′ Antonio Russo, di proprietà della Salernitana e che avevamo già segnalato in un nostro recente articolo, come uno degli elementi più interessanti della rosa bianco-azzurra. È stata però, ancora una volta una giocata individuale, così come era già capitato nella prima gara contro il San Tommaso, in quella con il Castrovillari e domenica scorsa a Ragusa, a consentire ai ragazzi di Parlato di trovare la via del goal. Dunque, a questo Savoia, al momento, manca ancora un vero e proprio gioco e la quarta perla incastonata dal suo giocatore di maggior tasso tecnico, ha mascherato tutte le difficoltà che si stavano riscontrando nel secondo tempo, ad affondare con un uomo in più, nelle maglie della difesa dei siciliani a cui va riconosciuto il merito di essere una squadra ben organizzata e messa in campo (sicuramente meglio degli oplontini, quest’oggi).

Cosa ha funzionato

La tenuta difensiva. Quest’oggi, ha funzionato meglio la coppia Poziello-Dionisi. Il capitano, le ha praticamente prese tutte di testa, annullando Balistreri e l’ex Avellino, ha fatto un passo avanti rispetto alle non convincenti prestazioni precedenti. Standing-ovation per Cerone, all’uscita dal campo. Il pubblico presente è letteralmente scattato in piedi per applaudire la grande performance del numero dieci ex Avezzano, autore di un’altra prodezza dopo le due della settimana scorsa a Ragusa. Non solo il goal; lo si vede praticamente dappertutto. Arretra nel primo tempo sulla linea dei centrocampisti per venirsi a prendere il pallone e inventare gioco e si sposta sulla destra, nel secondo, per provare a dar manforte a quella corsia che stava funzionando di meno. E’ lui al momento il trascinatore e il leader della squadra, fin a quando i bianchi non riusciranno a trovare una precisa fisionomia.

Cosa non ha funzionato.

Al momento, come già detto prima, non si vede ancora un gioco ben definito. I reparti sono ancora troppo slegati tra loro, sopratutto la difesa e il centrocampo e la squadra non è corta. Ci si affida troppo a lanci lunghi e questo modo di giocare la palla, non solo rende più facile il compito alle difese che chiudono facilmente in una morsa gli attaccanti ma rallenta notevolmente il gioco, permettendo, nel frattempo, agli avversari di organizzarsi e chiudere così i varchi. Alla mancanza di filtro a centrocampo, dovuta probabilmente anche ad un preciso modo di giocare dell’ex tecnico del Padova (tre mezzali di inserimento ed un regista, senza alcun mediano di rottura in rosa), c’è da aggiungere un attacco che al momento non si è ancora sbloccato. Non ha ben funzionato neanche la nuova coppia Diakite’- Orlando, troppo simili tra loro, essendo due punte di movimento che finivano per venirsi di sovente incontro, limitando così reciprocamente, i rispettivi raggi di azione. Difatti, soprattutto nel primo tempo, Parlato li ha invertiti spesso di posizione senza troppi risultati. E’ pur vero che palle giocabili, li’ davanti, ne sono arrivate ben poche. Se hai due attaccanti con quelle caratteristiche che non giocano spalle alla porta, ma preferiscono partire da lontano non puoi servirli con lanci lunghi, bensì in profondità. Difatti, una delle rare volte in cui il centravanti ivoriano ha ricevuto palla sui piedi, è penetrato al limite dell’ area con uno dei suoi strappi, cagionando l’espulsione di un difensore avversario.