L’ex Califano:il Savoia è nel mio cuore. Non facciamoci scappare questa società”

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L’indimenticabile ex attaccante dei bianchi, parla con noi di Savoia e lancia un messaggio alla piazza.

Se neanche il tempo di disfare la valigia, fai subito doppietta ad una grande rivale di sempre, la Nocerina, come fai a non diventare l’idolo dei tifosi? Stiamo parlando, di Gianni Califano, ex attaccante dei bianchi ed uno dei principali protagonisti della cavalcata indimenticabile verso la serie B. Appena giunto dall’Alessandria, nella stagione 1997/98′, fu subito gettato nella mischia nel super-derby contro i molossi che si disputò al San Paolo di Napoli, bagnando l’esordio con una doppietta di pregevole fattura, due reti da vero bomber di razza che lo elessero, di diritto, quale beniamino della tifoseria. Il resto poi è storia impressa negli annali della storia di questo glorioso club: serie B dopo un entusiasmante trionfo ai play-off, dopo aver eliminato, nell’ordine, due corazzate come Palermo e Juve Stabia, al termine di una stagione in cui il furetto originario di Pagani mise a segno 11 reti, due in più rispetto alla prima stagione che fu ugualmente molto positiva. In serie cadetta, poi, appena una sola presenza; troppo poco per un calciatore che avrebbe meritato sicuramente più di una chance, una occasione per giocarsi le sue carte in un campionato che per quanto aveva fatto vedere in maglia bianca, aveva quantomeno dimostrato di mettersi alla prova. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente, per farci raccontare i suoi trascorsi con la casacca oplontina.

Gianni, come è proseguita la tua carriera dopo l’esperienza al Savoia?

Ho giocato con Viterbese, Catania, Modena, Giulianova, Chieti, poi ancora Giulianova, Gallipoli, Perugia, Sambenedettese e infine ho concluso in Eccellenza, tra Notaresco e Libertas Stabia. Ho superato, quindi, l’esame per diventare ds. Ho cominciato al Sapri, in D, poi sono passato al Bellaria, al Monza ed ora sono da tre anni a Prato.

Arrivasti al Savoia in punta di piedi. Fu subito doppietta con la Nocerina. Quale modo migliore per presentarti ai tuoi nipoti tifosi?

Quella al Savoia, fu la mia prima esperienza al Sud visto che sin li’avevo militato con compagini del Nord come l’Alessandria. Essendo io paganese, esordire con una doppietta alla Nocerina, con la casacca bianca addosso, fu per me il massimo, una giornata indimenticabile che ha fatto scattare il colpo di fulmine con i tifosi e l’entusiasmo necessario che ha creato le premesse per poter fare subito bene e integrarmi alla grande.

Che ricordi serbi di quella parentesi in maglia oplontina?

Quando mi chiedono cosa ha rappresentato per me il Savoia, parlare di ricordi è troppo riduttivo. Il Savoia, si può dire, è parte di me. Pensa che regalai la maglia della promozione in B ai miei genitori, perché all’epoca vivevo ancora con loro e abbiamo condiviso quei fantastici momenti. Di quella casacca, non mi priverei per nessuna ragione al mondo e quando oggi la chiedo ai miei per poterla far vedere ai miei figli, non me la vogliono dare perché lo considerano un ricordo indelebile. Lo dico con estrema serenità; per me la parentesi al Savoia fu indescrivibile.

Ti senti ancora con qualcuno della rosa di allora?

Poco. Ho sentito più spesso, negli ultimi tempi, Sandrino Porchia che è responsabile del settore giovanile a Palermo in quanto lavoro molto con i giovani di serie A e B e Ambrosino che secondo me è un ottimo tecnico, molto preparato. Con Masitto e Morrone invece, ci siamo sentiti qualche volta sui social, stessa cosa per Monza e Gege’ Rossi.

Ricordi con affetto qualche aneddoto o curiosità relativa a quella esperienza?

Un aneddoto che porto ancora dentro di me, è relativo all’allenatore Osvaldo Jaconi. Venivo da un periodo che non riuscivo a fare goal e la settimana successiva dovevamo giocare a Fermo, contro la Fermana. Di solito, la maggior parte dei tecnici fanno giocare il proprio calciatore, al fine di farlo sbloccare e invece Jaconi mi propose di fare un week-end con la mia fidanzata per staccare la spina e ritrovare la forma. Quando mi disse ciò, all’inizio ero titubante; volevo restare vicino alla squadra è così lui si decise a convocarmi. La partita, però, fu sospesa per neve e la settimana successiva, giocai titolare e vincemmo 1-2 con un goal mio è di Tiribocchi. Fu un caso, non lo so, ma da quel momento mi sbloccai e fu così che capii la grandezza non solo dell’allenatore, ma prima ancora, dell’uomo al punto che ancora oggi metto in pratica quel consiglio quando un giovane calciatore deve ritrovare forma e condizione. Per ciò che concerne invece la piazza, in quel periodo non ci allenavamo a Torre, per cui l’unico ricordo che porto dentro di me fu quello della festa promozione. L’impatto che ebbi quel giorno, fu incredibile. Per strada c’erano migliaia di persone e non ricordo di feste promozione festeggiate in città, dove non c’era un buco libero. Quando io e i miei compagni ci guardavamo negli occhi, non potevamo crederci e pensammo subito: “ma che abbiamo combinato?”

Quale reti sono state per te indimenticabili?

Ovviamente, come ho già anticipato, la doppietta alla Nocerina, il goal di Fermo ma soprattutto, il rigore contro il Palermo nella semifinale play-off di andata. Quando ancora oggi mi chiedono quale delle 163 reti in carriera è stata la più importante, rispondo senza esitazione la 164esima, per l’ importanza della gara e perché poi si rivelò determinante per il passaggio del turno. Pensa che sempre a casa dei miei genitori, ho un quadro enorme appeso alla parete, che immortala il momento in cui segno e vado ad esultare con i tifosi.

Passiamo ora alla serie B. Cosa non funziono’ e perché andasti via?

Sono contento che tu mi abbia fatto questa domanda. Credo di aver subito una grande cattiveria perché meritavo, a mio avviso, quantomeno di far parte della rosa dei tre-quattro attaccanti. Ho sofferto talmente tanto per quello che l’anno successivo, andai prima a Viterbo e poi a Catania, segnando solo due reti. Con tutto il rispetto per gli attaccanti che facevano parte della rosa, il solo Ghirardello si espresse ad alti livelli ma la società, non acquisto’ un altro paio di centravanti alla sua altezza. Quando decisero di volermi mandare via, chiesi almeno di poter fare una sola presenza perché la B me l’ero guadagnata ma invece di farmi esordire contro la Sampdoria in Coppa Italia, davanti a 12.000 spettatori, mi convocarono per il match contro l’Empoli durante il quale, giocai anche bene, e vincemmo 1-0 con rete di Ghirardello. Alcuni giornalisti mi diedero anche sette in pagella; sfiorai due volte il goal e invece la dirigenza mi convoco’ il martedì per dirmi:”visto non segni in serie B?” Fu una vera e propria ingiustizia insomma, a dispetto dei tifosi che invece invocavano la mia permanenza e dei compagni di squadra che ritenevano che io potessi dare una grossa mano alla causa e mi dispiace dirlo perché ho vissuto due anni bellissimi con tutti. Decisi così di andare via.

Un ultimo messaggio alla piazza?

Nonostante non usi molto i social, so che il Savoia ha una proprietà finalmente seria e spero che la piazza non se la faccia scappare visto che tra serie C è D, tanti sono i presidenti che promettono tanto per poi far fallire le proprie e squadre. Teniamoceli, dunque, stretti. So che Torre è una piazza abituata a vincere ma in giro è quasi impossibile trovare persone serie, che vogliano fare calcio in modo pulito. Per cui, devono sostenerli trasformandosi, come solo loro sanno fare, nel dodicesimo uomo in campo. Per quanto riguarda invece la piazza, che dire? Sembra riduttivo affermare che li porto nel mio cuore, spero che possano ritornare nelle categorie che meritano e chissà che un giorno le nostre strade non possano di nuovo incrociarsi: speriamo!”.