Industria calcio: la terza in Italia per fatturato

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Fermo ormai da quasi tre mesi, tutto il sistema calcistico italiano sta vivendo una vera e propria crisi che non si registrava dal periodo post seconda guerra mondiale. Nel corso della pandemia, c’è stato un susseguirsi di dichiarazioni e pareri contrastanti riguardo una eventuale ripresa dell’attività agonistica, ma la notizia che fece più scalpore furono le parole del ministro della salute, Speranza il quale apostrofò che il calcio era l’ultimo dei problemi.

Oltre all’emergenza sanitaria, però, il nostro paese sta facendo i conti con un’altra emergenza, quella economica, dalla quale il calcio non può essere tenuto in ombra, visto che è la terza azienda italiana per fatturato.

Tenuto conto di questo aspetto abbiamo cercato di analizzare qualche numero per capire, nel concreto, il giro d’affari che ruota attorno allo sport più seguito nel nostro paese. L’analisi che adesso vedremo, condotta dal Centro Studi FIGC e dalla Deloitte, con la collaborazione del Dipartimento delle finanze e dell’Istat, si riferisce a dati estrapolati nel corso della stagione 2014/2015.

Nel 2014/2015 il calcio italiano ha prodotto un fatturato pari a 3.7 miliardi di euro. Si è visto che i campionati professionistici incidono per il 70% dei ricavi totali (quasi 2.6 miliardi di euro), quelli dilettantistici e giovanili per il 24% (circa 913.3 milioni di euro) mentre i ricavi di FIGC e leghe calcistiche presentano un’incidenza rispettivamente del 4% (153.5 milioni) e del 2% (8 milioni).

L’ammontare dei costi – Per i costi, l’ammontare complessivo è di quasi 4.3 miliardi di euro. I campionati professionistici con 3.1 miliardi di euro, incidono per il 73% delle spese totali, mentre quelli dilettantistici e giovanili per il 21% (circa 920 milioni). Infine, i costi totali della FIGC ammontano a 194.5 milioni di euro (il 4% delle spese totali di tutto il sistema), mentre le leghe incidono per il 2%.

Contributo fiscale – Per quanto riguarda il contributo fiscale del calcio italiano, esso è stimabile ad oltre 1 miliardo di euro. Esso comprende: 919.8 milioni di euro derivanti dai campionati professionistici e dilettantistici, 13.3 milioni da FIGC e Leghe e infine 140.4 milioni dalla scommesse.

Da dove derivano i ricavi ? – Il ricavo più rilevante è rappresentato dai diritti media: oltre 1.1 miliardi di euro (interamente relativi al calcio professionistico) ai quali seguono i ricavi di sponsorizzazioni e attività commerciali per una cifra di quasi 959 milioni di euro. Le vendite dei calciatori, invece, incidono per il 12.2 % del fatturato totale (427.6 milioni di euro) mentre i ricavi prodotti dalla vendita di biglietti e abbonamenti incidono dell’ 8.3% (290.6 milioni di euro).

Nel calcio dilettantistico e giovanile, invece, i ricavi derivano da sponsorizzazioni e attività commerciali (546.9 milioni di euro) , dalle iscrizioni alle scuole calcio, dai contribuiti annui (principalmente di soci, proprietari e fondatori) per un totale pari a 79,3 milioni e infine da contratti e/o convenzioni con istituzioni pubbliche.

I costi – L’ammontare complessivo è pari a circa 4 miliardi di euro, di cui il 77% relativi al sistema professionistico e il restante 23% al calcio dilettantistico e giovanile. Le tipologie di costo più rilevanti riguardano le spese sostenute per il personale (quasi 2 miliardi di euro, di cui il 77,7% relativi al sistema professionistico).

Forte distacco tra nord e sud – Per quanto riguarda la suddivisione territoriale, i dati sono diversi a seconda dell’area di riferimento. Il fatturato delle società del nord Italia è pari ad oltre 2 miliardi di euro, mentre nel centro e nel sud Italia/Isole non supera rispettivamente gli 836 e i 651 milioni di euro.

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