Lazic dà un consiglio ai tifosi: “Torre piazza eccezionale, date tempo a questa società”

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L’ ex tecnico degli oplontini, riaffronterà domenica i bianchi da ex e ricorda la sua breve esperienza sulla panchina dei bianchi, dando anche un consiglio ai tifosi a cui e’ rimasto ancora legato.

Una breve, brevissima,  esperienza sulla panchina dei bianchi che non è andata come avrebbe voluto. Approdato a Torre Annunziata nel Luglio 2005, con ottime referenze dovute alla sua precedente, positiva esperienza al Lavello, fu chiamato con il difficile compito di portare i bianchi finalmente in serie C, ma dopo appena  tre mesi fu esonerato, per fare posto a Maranzano. L’ex presidente dei bianchi Mario Moxedano, era da poco ritornato al timone della società, per ripetere l’entusiasmante percorso di una decina di anni prima, ma purtroppo le cose non andarono bene. La rosa allestita, era indubbiamente di spessore ma messa su in poco tempo, dunque non sufficiente ai calciatori  per amalgamarsi e ambientarsi. Quello che ne seguì, è storia nota. Squadra rivoltata a Gennaio, come un calzino, e salvezza acciuffata all’ultima giornata, con la vittoria a Bitonto. Quella fu l’ultima volta che i destini del tecnico kosovaro e quello degli oplontini, si incrociarono e domenica, accadrà nuovamente, ironia della sorte, proprio in quel girone H dal quale i torresi mancavano da quella sfortunata e tribolata stagione. Abbiamo ripercorso con lui, quei momenti, tra uno sguardo al passato ed uno al suo presente che ormai è un tutt’uno con il Francavilla.

Mister, che ricordi ha della sua esperienza al Savoia?

Giunsi a Torre Annunziata tredici anni fa, quando al Savoia c’era Matachione. Poi, durante quell’estate, ci fu il cambio di proprietà e la società passo’ a Moxedano. Le cose, purtroppo, non andarono bene; la squadra, benché  costruita  con giocatori di qualità, fu allestita in poco tempo, e non riuscì ad amalgamarsi in tempo per l’inizio del campionato. Arrivo’ gente di spessore come Verolino, Parisi e Savino, solo per citarne alcuni, ma nonostante ciò i risultati non arrivarono. Fui poi richiamato in corso d’opera, ma la situazione era piuttosto confusa. Non riuscivo a capire chi dovevo seguire, quale era il mio punto di riferimento. Quella stagione, si concluse come tutti sappiamo. Moxedano lasciò dopo appena un anno, e il Savoia, si trovò così a dover affrontare una crisi societaria.

Ha rammarico per ciò che successe in quel periodo?

Sicuramente. Mi dispiace che le cose siano andate così, ma purtroppo e’ successo.

Poi e’ arrivata la chiamata del Francavilla…

Si. A Francavilla ho sposato il progetto dei fratelli Cupparo e sono qui ormai da tredici anni. Mi trovo bene, e si sono creati i presupposti per costruire qualcosa di duraturo. Qualche stagione va bene, altre così così. Non si può sempre fare bene ma l’importante e’ riuscire a raggiungere l’obiettivo.

Che partita si aspetta domenica?

Una partita delicata. Abbiamo bisogno entrambe di punti; il Savoia vorrà riscattarsi dalla sconfitta di domenica, noi, lo stesso. Abbiamo perso nella prima uscita casalinga, dopo una partita sfortunata durante la quale abbiamo sbagliato tanti goal e il Nola, alla fine, e’ stato più bravo e concreto di noi. Fare risultato sarà importante per tutti e due.

Un ultimo pensiero sul Savoia?

Sono rimasto molto legato a questa piazza. A Torre ho lasciato tanti amici con cui sono ancora in contatto e con i quali mi vedo ogni anno, per organizzare partite  e tornei di calcio. Vincere e giocare a Torre e’ qualcosa di eccezionale. Ai tifosi voglio dire di stare vicino alla società e continuare a sostenere la squadra. A Torre Annunziata c’e’ purtroppo ancora una mentalità, e lo dico senza fare polemiche, visto che sono molto legato ai sostenitori oplontini, ancorata al passato. Si ritiene che avere una storia gloriosa ed essere stati in categorie importanti, giustifichi il diritto di ottenere tutto e subito. La nuova proprietà e’ stata chiara, ha prefissato gli obiettivi iniziali e ha detto che bisogna fare un passo alla volta. Occorre dunque avere la pazienza di aspettare, non avere fretta, altrimenti  non si potranno mai creare le premesse per  costruire qualcosa di importante.