Dopo Masitto, un altro grande ex ricorda i bianchi:”Che emozione quella finale all’Olimpico”

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L’ex difensore del Savoia, Gaetano De Rosa, ricorda il suo passato in maglia bianca, uno snodo cruciale della sua carriera che lo lanciò nel calcio che conta. Tra passato, presente e futuro…

Gli anni 90′ hanno rappresento un periodo d’oro per la storia del Savoia. Hanno indossato la maglia bianca, fior-fiori di calciatori che hanno dato lustro e gloria a quest’ultima.

Dopo Cristiano Masitto, è la volta di un altro grande ex per il quale, Torre Annunziata, ha costituito un trampolino di lancio verso il calcio che conta. Stiamo parlando, di Gaetano De Rosa. Nato a Dusseldorf (Germania) il 10/05/1973, di professione difensore, giunse a Torre Annunziata durante la stagione 95’/96′ (C1). Era il primo Savoia targato Moxedano, fresco vincitore del campionato di C2, e che dli lì a pochi anni, avrebbe cominciato un percorso sensazionale, a dettare legge su tutti i campi d’Italia fino alla storica promozione in serie B. L’esordio nella nuova categoria, fu tuttavia, traumatico. La nuova società pagò un po’ di inesperienza iniziale e decise di rifondare completamente la rosa, commettendo l’errore di non confermare molti calciatori che parteciparono alla cavalcata trionfale culminata con la vittoria, nella finale play-off, contro il Matera, come ad esempio Lunerti, Donnarumma e Raimondo.

Nonostante l’arrivo di nomi importanti come Mariani, Tisci, Landonio, Carruezzo, Altobelli e Circati, i risultati stentavano ad arrivare. A farne le spese, fu l’allenatore Giovanni Improta che fu esonerato alla terza giornata, per essere sostituito da Orazi ma la prima vittoria giunse soltanto alla settima giornata contro il Siena, dell’ex De Canio, a cui fu tributata una standing-ovation al Giraud. A Gennaio, altra mini-rivoluzione, ma le cose non cambiarono.

La salvezza, fu acciuffata soltanto all’ultima giornata con il pari tra le mura amiche contro la Juve Stabia, già condannata a disputare i play-out, ma furono comunque gettate solide basi per la stagione successiva, che vide gli oplontini grandi protagonisti fino alla sfortunata finale play-off per la B, persa all’Olimpico contro l’Ancona. Di quella squadra, proprio De Rosa divenne uno dei pilastri, dopo una metamorfosi di ruolo che lo trasformò definitivamente da centrocampista a difensore centrale. Ad operarla, fu proprio il tecnico Improta, richiamato nuovamente in panchina alla ventiquattresima giornata, il quale arretrò il calciatore, in una posizione che aveva già ricoperto precendemente, nelle giovanili Napoli.

Da quel momento, giunse per lui la maturazione definitiva e dopo una stagione super sotto la guida tecnica di D’Arrigo, la  chiamata del Bari lo lanciò nel calcio che conta. Lo abbiamo sentito telefonicamente, ricordando quei momenti vissuti in maglia bianca, tra presente, passato e futuro.

Dopo aver appeso le scarpette al chiodo nel 2008, si è ritirato definitivamente dal mondo del calcio, o ne fa ancora parte?

“Da alcuni anni sto collaborando con l’ambiziosa scuola calcio Real Casarea, una bellissima realtà che si pone, quale obiettivo innovativo e rivoluzionario, quello di curare, biunivocamente, la formazione calcistica e scolastica dei giovani calciatori. Abbiamo, in tal senso, avviato una serie di progetti importanti, tra cui, uno dei più recenti, è la sinergia creata con la Milan Academy, che ci darà l’occasione di crescere sempre di più”.

Non ha mai preso, dunque, in considerazione, l’idea di poter allenare?

“Mai dire mai. In tal senso, non mi pongo alcun tipo di limite. Credo che la vita riservi sempre tante sorprese, per cui non escludo che un giorno possa intraprendere questa nuova avventura. Per ora, mi sto concentrando esclusivamente su questo nuovo tipo di lavoro, che mi darà l’occasione di arricchire il mio bagaglio di conoscenze personali e di fare sempre più esperienza”.

Arriviamo al Savoia. Quali sono i suoi ricordi legati alla maglia bianca?

Il primo anno, non andò benissimo. Venivo da un infortunio e le cose, dunque, non andarono come volevo. Il secondo anno, invece, fu fantastico. Disputammo un grande campionato, e ricordo ancora la sfortunata finale play-off, persa contro l’Ancona. In quell’occasione, i nostri tifosi ci seguirono in massa, fu emozionante”.

E quelli della piazza oplontina?

” La ricordo come una piazza calda e appassionata. Nonostante fummo costretti, il secondo anno, a giocare lontano dal Giraud, riuscirono a trasmetterci quella energia e quella carica necessaria che ci permise di fare bene, per arrivare poi a giocarci l’accesso alla serie B”.

Il Savoia ha anche costituito una svolta nella sua carriera. Fu proprio in quegli anni, difatti, che avvenne la sua metamorfosi da centrocampista a difensore…

In realtà, non fu proprio così. Già ai tempi del Napoli, in un periodo in cui il ruolo di libero cominciava a subire una involuzione, venni impiegato per la prima volta da mister Abbondanza, in quel ruolo. Nella breve parentesi a Palermo, ritornai centrocampista, per poi, infine, essere nuovamente arretrato durante la mia seconda esperienza a Napoli, sotto la guida del tecnico Sormani. Al Savoia, mister Improta, che già mi conosceva, decise che dovevo ricoprire proprio quel ruolo”.

E’ rimasto in contatto con qualche calciatore con cui ha condiviso l’esperienza in maglia bianca?

“Si, sono rimasto in contatto con Roberto Carannante, che è anche lui nel mondo del calcio giovanile e con Porchia”. Ogni tanto, ci sentiamo”.

A proposito, i tifosi oplontini non l’hanno mai dimenticata. Sa che l’hanno scelta come titolare, nella formazione più forte di tutti i tempi, dopo un sondaggio avviato dalla società per festeggiare, quest’anno, i centodieci anni di storia?

Si, ne sono al corrente e li ho anche ringraziati per questo attestato di stima. Fa piacere sapere di aver lasciato un buon ricordo nei tifosi”.

Una ultima domanda, prima di lasciarci. Il Savoia, come lei sa, è stato inserito nel girone H di serie D. Segue ancora le sorti della sua ex squadra e pensa che potremmo rivederla un giorno al Giraud?

Si, certo. Come quelle di tutte le mie ex squadre. Purtroppo, i imei impegni lavorativi mi assorbono tanto, ma spero un giorno di poter venire al Giraud per poter assistere ad una gara del Savoia e riabbracciare i miei ex tifosi”.