Riforma dei campionati: l’occasione per una rinascita del calcio italiano

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Dopo le proposte avallate dall’Assemblea di Serie C, la patata bollente passerà adesso al Consiglio Federale che dovrà fronteggiare il malumore di molte società di Serie D che con questa proposta vedono assottigliarsi sempre di più le loro possibilità di partecipare al prossimo campionato di Serie C.

La proposta dell’Assemblea va contro un eventuale riforma del calcio italiano di cui si era parlato tanto nei giorni scorsi e che il Presidente Ghirelli aveva definito “fake news” anche se, in fin dei conti, la si può definire come si vuole, eccetto fake news, dal momento che la riforma era al vaglio di molti addetti ai lavori già da un po di tempo, con lo scopo di salvare il calcio italiano dal caos più totale.

La proposta di diminuire il numero di squadre professionistiche in Italia (da 100 a 60) sembrerebbe una mossa intelligente per salvare, soprattutto in questo periodo di crisi, tante società di calcio dal momento che molti imprenditori non avranno più la forza economica per sostenere le ingenti spese al fine di partecipare ad un campionato professionistico come quello attuale di Serie C. Qualche settimana fa, si vociferava di una sostanziale riduzione dei costi per il campionato di Serie C ed è chiaro che, se ciò dovesse andare in porto, molti presidenti sarebbero intenzionati a non lasciarsi sfuggire l’occasione per approdare nel calcio professionistico.

Cerchiamo, però, di capire insieme quali sono stati i costi per una società di calcio che lo scorso anno si è iscritta ai campionati di Serie C 2019/2020:

  • quota associativa (associazione alla Lega Pro) di € 5.000,00
  • quota di partecipazione al campionato di Serie C di € 55.000,00 che permette la disputa delle competizioni ufficiali organizzate dalla Lega Pro nel corso della stagione
  • quota straordinaria di € 45.000,00 (per le sole società sportive che nella stagione precedente non erano associate alla Lega Pro). Di quest’ultima si ha diritto al rimborso, nella misura del 50%, nel caso in cui queste società, al termine della medesima stagione sportiva, retrocedano e vengano ammesse a partecipare al campionato della categoria inferiore (LND).
  • Importo di € 350.000,00 da depositare presso la Lega Italiana Calcio Professionistico, da fornirsi esclusivamente attraverso fideiussione.

Cifre che quindi saranno improponibili per la prossima stagione e fanno capire i motivi per i quali tante società ogni anno, a stagione in corso, vanno incontro a problemi finanziari, considerando anche, oltre ai numeri citati sopra, gli stipendi da versare ai giocatori e a tutto lo staff e ai costi delle trasferte.

Situazione disastrosa per il prossimo anno – Inutile esimersi dal dire che per i prossimi anni la situazione finanziaria sarà un vero e proprio disastro dal momento che mancheranno gli introiti dei botteghini (si parla di un possibile ritorno sugli spalti per Febbraio 2021) e soprattutto delle sponsorizzazioni sulle quali tantissime società facevano affidamento per portare avanti la stagione.

In questi scenari, “chiaramente”, vengono messi sempre a galla gli interessi economici dei singoli ma sarebbe fuorviante favorire qualcuno che probabilmente oggi è forte ma tra un anno o forse due, sarebbe costretto ad alzare bandiera bianca. Non sarebbe meglio fare una programmazione del calcio italiano a lungo termine?

Se per una volta venissero messi da parte i propri interessi, al fine di riformare un po tutto il sistema e permettere agli imprenditori italiani di fare calcio (senza esborsi economici da capogiro), di portare allo stadio tante persone, di permettere a società gloriose di misurarsi in palcoscenici (come potrebbe essere una Serie C non professionistica) che le competono e soprattutto costruire le società per essere una fucina di giovani talenti; forse questa riforma del calcio non sarebbe poi così tanto male.

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