Savini: “Torre è la mia seconda casa. Sto crescendo molto anche in C”

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Ci sono giocatori che riescono a lasciare un segno indelebile nel cuore dei tifosi, per la grinta, la tenacia e l’attaccamento alla maglia dimostrato sul campo e fuori. Uno di questi è stato senza dubbio, il portierone dello scorso anno, Alberto Savini. Abbiamo deciso di intervistarlo e di raccontarci un pò l’avventura vissuta con la maglia biancoscudata. Ecco l’intervista:

Come ti stai trovando a Bergamo con la maglia dell’Albinoleffe e qual è stato l’impatto con la Serie C ?

“Bergamo è una città molto bella, nella quale si vive bene. Rispetto a Torre Annunziata è meno calorosa ma comunque sto bene e spero di rimanerci il più a lungo possibile. L’impatto con la Serie C all’inizio è stato duro perchè cambiano parecchie cose: il carico di lavoro è più pesante ed il livello tecnico e tattico ovviamente è superiore a quello della Serie D. Con il lavoro e soprattutto curando i dettagli, sono riuscito a guadagnarmi la maglia da titolare e ho giocato 15 partite. Poi, però, è arrivato un momento negativo a causa della rottura del mignolo per la quale sono stato costretto ad operarmi e a stare lontano dal campo per 3 mesi. Abagnale mi ha sostituito e ha fatto molto bene e ora sto aspettando soltanto l’occasione per confermarmi; di certo devo farmi trovare pronto”.

Come valuti l’esperienza dello scorso anno con la maglia del Savoia?

“L’anno che ho passato in maglia bianca lo porterò per sempre nel mio cuore. All’inizio ero spaventato dall’idea di vivere cosi lontano da casa, però dopo qualche settimana mi sono tranquillizzato grazie ai miei compagni e alla gente di Torre, in primis Luigi Langella che mi ha trattato come un figlio sin dall’inizio. La valuto quindi un’esperienza formativa molto importante e la fiducia della famiglia Mazzamauro, dei direttori Mignano e Rais e di tutti i tifosi, mi ha dato una carica pazzesca che mi ha permesso di disputare un’ottima stagione. Non a caso adesso gioco in Serie C…”

Riguardo il campionato dello scorso anno invece? Ti reputi soddisfatto oppure hai qualche rimpianto a livello di risultati?

“Credo che abbiamo disputato un buon campionato soprattutto durante il girone di ritorno. Abbiamo dato il massimo, dando del filo da torcere a chiunque. Era davvero difficile fare meglio di quello che poi abbiamo ottenuto. Sicuramente la ciliegina sulla torta sarebbe stata la vittoria con il Cerignola nella gara valevole per i play-off ma credo che i tifosi siano stati ugualmente molto contenti di ciò che abbiamo dimostrato e fatto vedere: attaccamento alla maglia e spirito di sacrificio”.

Ricordi un aneddoto particolare accaduto durante la stagione? Senti ancora qualche tuo ex compagno di squadra?

“Ricordo la settimana in cui stavamo preparando la sfida in casa con il Sorrento perchè il direttore Mignano si avvicinò e mi disse che le chiavi della porta del Savoia erano affidate a me e che dovevo tirare fuori gli attributi per dimostrare tutto il mio valore. Da quella partita, qualcosa in me cambiò e ci tengo a ringraziare Mignano ma soprattutto Rais perchè è stato lui a portarmi a Torre Annunziata e a giocare in una piazza cosi importante. Per quanto riguarda il gruppo, invece, il ritorno di Costantino nel mercato di riparazione, ci ha portato tanta allegria all’interno dello spogliatoio e dal girone di ritorno siamo davvero cambiati. Sono rimasto molto legato a Rekik che è sempre ” o’cumpagn mi” e poi sento spesso Poziello, Gatto e Guastamacchia”.

Che messaggio vuoi lanciare alla piazza di Torre Annunziata?

Torre è la mia seconda casa e non a a caso quest’estate trascorrerò qualche giorno di vacanza li. Un giorno tornerò sicuramente a giocarci e ai tifosi dico di continuare a sognare e a sostenere la squadra come hanno sempre fatto fino all’ultima partita. I sogni diventano realtà! Infine ci tengo a fare un saluto speciale al preparatore dei portieri Gennaro Iardino, una persona speciale, il mio primo tifoso; gli voglio bene e spero di rivederlo presto”

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